Un denario d'argento coniato sotto Augusto intorno al 19 o 18 a.C., probabilmente in una zecca della Spagna, porta un solo volto. Al dritto c'è la testa del sovrano vivente, con il nome CAESAR AVGVSTVS. Al rovescio non c'è alcun ritratto: solo una stella a otto raggi con una coda di fuoco rivolta verso l'alto, e accanto le parole DIVVS IVLIVS, il Giulio divinizzato. L'uomo assassinato è sulla moneta, ma non come volto. C'è come una luce nel cielo, e la moneta fu coniata un buon quarto di secolo dopo che quella luce si era spenta.
La stella non fu inventata per l'occasione. Nel luglio del 44 a.C., durante i giochi che Ottaviano tenne in onore di Cesare (i Ludi Victoriae Caesaris, organizzati appena pochi mesi dopo l'assassinio), una cometa apparve in cielo e rimase visibile per circa sette giorni. Plinio il Vecchio, scrivendo più di un secolo dopo, riporta che la folla la interpretò come l'anima di Cesare che ascendeva tra gli dèi, e aggiunge, con cautela, che questa fu un'interpretazione che Augusto non fece nulla per scoraggiare. Le cronache astronomiche cinesi dello stesso anno descrivono un oggetto compatibile per tempistica, motivo per cui gli storici moderni trattano la cometa come un evento reale e non come un'invenzione successiva. Ciò che resta davvero controverso non è se qualcosa di luminoso abbia attraversato il cielo quel luglio, ma quanto del suo significato fu credenza spontanea e quanto regia silenziosa di Ottaviano, arrivata proprio durante i giochi che lui stesso aveva organizzato.
Plinio e Svetonio aggiungono un dettaglio su cui vale la pena fermarsi: sopra la testa della statua di Cesare fu posta una stella, perché il significato della cometa non dovesse più dipendere dal cielo per continuare a valere.
Quando stavo scrivendo il capitolo su Augusto per Roman Emperors Coins, continuavo a tornare proprio su questo denario più che su qualsiasi altro pezzo del libro. Sarebbe stato più semplice, per Augusto, coniare monete con la sola propria immagine e lasciare che l'uomo morto scivolasse sullo sfondo. Invece, più di vent'anni dopo le Idi di marzo, mise la stella di Cesare sul retro del proprio ritratto, come se l'argomento a favore della propria autorità funzionasse solo restando legato a quello di Cesare. È in quel denario che ho capito perché il libro non potesse essere organizzato imperatore per imperatore come casi separati: ognuno prendeva in prestito qualcosa da chi lo aveva preceduto.
Ciò che mi resta è quanto poco, in fondo, la moneta dimostri davvero. Non ci dice se Augusto credesse per davvero che la cometa fosse l'anima di suo padre, o se avesse semplicemente riconosciuto un'occasione utile in ciò che il cielo gli aveva offerto. Mostra soltanto che scelse, deliberatamente e più di una volta, di lasciare la domanda aperta in pubblico, su un oggetto pensato per durare più a lungo del ricordo di ciò che accadde davvero in cielo in quella settimana di luglio.