Nel sistema del primo Impero un denario valeva quattro sesterzi, cioè sedici assi. È il punto di partenza giusto, purché non lo si trasformi in una regola valida per tutta la storia romana.
Il sistema monetario romano in una tabella
La tabella riguarda i principali nominali imperiali da Augusto, prima della crisi del III secolo. I rapporti sono valori nominali, non proporzioni fra le quantità di metallo. Le emissioni provinciali seguivano anche sistemi locali diversi. [1, 2]
| Nominale | Metallo abituale | Valore relativo | Periodo del confronto |
|---|---|---|---|
| Aureo | Oro | 25 denari = 100 sesterzi = 400 assi | Primo Impero, soprattutto I e II secolo d.C. |
| Denario | Argento | 4 sesterzi = 16 assi | Primo Impero; emissioni regolari in declino nel III secolo |
| Sesterzio | Oricalco (ottone) | 4 assi = ¼ di denario | Grandi emissioni imperiali in ottone, dal I alla metà del III secolo |
| Dupondio | Oricalco (ottone) | 2 assi = ⅛ di denario | Emissioni imperiali, soprattutto dal I alla metà del III secolo |
| Asse | Rame | 1 asse = ¹⁄₁₆ di denario | Emissioni imperiali, soprattutto dal I alla metà del III secolo |
Quanti sesterzi vale un denario?
Quattro. Un sesterzio vale quattro assi: quattro sesterzi fanno sedici assi, ossia un denario. Il dupondio vale due assi, quindi ne servono otto per un denario. Un aureo corrisponde a venticinque denari. [1, 2]
Il denario repubblicano era nato invece con un valore di dieci assi, da cui il nome. Il passaggio a sedici viene normalmente collocato intorno al 141 a.C. Non si possono sovrapporre senza spiegazioni la prima Repubblica e il sistema imperiale. [3]

Denario, sesterzio e asse: metallo, diametro e peso
Il denario del primo Impero è una moneta relativamente piccola in argento. Il sesterzio è un nominale molto più grande in ottone, mentre l’asse è in rame. La patina può nascondere il colore originale: una superficie bruna non permette da sola di identificare il metallo. [1]
Un confronto documentato: il denario di Tiberio del British Museum 1973,0822.317 misura 18 mm e pesa 3,55 g. Sono i dati di un singolo esemplare, non uno standard universale. Il peso teorico augusteo era circa 3,9 g; con Nerone scese a circa 3,4 g nel 64 d.C. Usura, tosatura, variazioni di produzione e svalutazione richiedono confronti omogenei. [3, 4]
Annota il diametro massimo in millimetri e il peso in grammi. Cerca poi esemplari dello stesso imperatore, nominale ed emissione. Il peso, da solo, non dimostra autenticità o falsità. Il Coin Size Gauge gratuito aiuta a capire la scala, ma non sostituisce una bilancia.
Il III secolo: l’antoniniano
Caracalla introdusse nel 214 o 215 d.C. la moneta che oggi chiamiamo antoniniano. È generalmente interpretata come doppio denario, ma pesava solo circa una volta e mezza il denario. La corona radiata nei ritratti imperiali maschili è un indizio utile. [1]
Il contenuto d’argento diminuì fortemente nel corso del secolo. Un antoniniano iniziale e uno tardo in metallo vile non sono equivalenti per fino e peso. Negli anni Quaranta del III secolo il nominale aveva in gran parte sostituito il denario. I rapporti della tabella iniziale non vanno applicati automaticamente alla tarda crisi. [1]
Diocleziano e Costantino: follis, solido e siliqua
Diocleziano introdusse l’argenteo, in argento di elevata purezza, e una grande moneta in lega di rame con una piccola componente d’argento, spesso chiamata follis. NGC preferisce per quest’ultima il termine nummus. I nomi usati nei cataloghi moderni non sempre corrispondono a denominazioni antiche certe. [1]
Costantino introdusse il solido d’oro, coniato a 72 pezzi per libbra romana. Non era semplicemente un aureo ribattezzato: il sistema era cambiato. Anche il peso della siliqua d’argento mutò nel tempo. I rapporti fra bronzi tardi e monete preziose sono spesso incerti: attribuire loro un valore fisso in assi del primo Impero sarebbe fuorviante. [1]
Bronzi tardi: AE1, AE2, AE3 e AE4
Sono categorie moderne basate sul diametro, non quattro valori facciali antichi sicuramente conosciuti. AE indica il rame e le sue leghe. Una convenzione diffusa è questa: [2]
| Gruppo | Diametro indicativo |
|---|---|
| AE1 | Oltre 25 mm |
| AE2 | 21–25 mm |
| AE3 | 17–21 mm |
| AE4 | Meno di 17 mm |
I limiti sono convenzionali e gli intervalli si toccano. Un tondello piccolo o irregolare può uscire dalla fascia usuale del proprio tipo. “AE23” indica normalmente una moneta in metallo vile di circa 23 mm, non un ventitreesimo nominale.
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Dal valore antico al prezzo di oggi
Il rapporto antico di cambio non è una conversione in euro. Per argento, salari, Bibbia ed esempi d’asta datati, leggi Quanto vale un denario romano oggi?
FAQ
Quanti sesterzi valeva un denario?
Nel primo sistema imperiale quattro sesterzi equivalevano a un denario, cioè sedici assi.
L’antoniniano valeva due denari?
È generalmente interpretato come doppio denario, anche se alla sua introduzione pesava solo circa una volta e mezza il denario.
AE1 e AE4 sono nomi antichi dei nominali?
No. Sono categorie moderne basate sul diametro dei bronzi tardi, non quattro valori facciali antichi sicuramente conosciuti.
Fonti e note
I numeri fra parentesi rimandano alle fonti qui sotto. I testi sono originali; le misure si riferiscono agli esemplari indicati.